È bene chiarirlo sin dal principio: in via ufficiale il
gruppo Bilderberg,
che riunisce ogni anno alcuni fra i più influenti politici, manager,
imprenditori e giornalisti, non decide nulla. Il Bilderberg lo ha
chiarito nei suoi, pur laconici, comunicati stampa: “Non ci sono
risultati desiderati, e non viene scritto nessun resoconto o report (…)
non sono proposte soluzioni, non vengono fatte votazioni, e nessuna
dichiarazione di policy viene redatta”.
Stimare l’effettiva influenza politica di questo forum dei potenti
della Terra non può essere, dunque, dimostrato sulla base di elementi
oggettivi. Ma i dubbi restano, proprio per la natura assolutamente
riservata dell’incontro: persino i giornalisti che prendono parte
all’evento sono
vincolati a non rivelare nulla di
quello che viene discusso. La natura privata del forum viene
giustificata in quanto garantirebbe maggiore franchezza fra i membri: “i
partecipanti [così] non sono legati alle convenzioni del proprio
ufficio o alle posizioni pre-concordate”.
Il vero nodo critico è che, non essendovi traccia delle posizioni che
emergono durante il Bilderberg, risulta impossibile riconoscere
l’eventuale influenza sugli eventi di questo meeting a porte chiuse.
Nemmeno a posteriori. L’unici elementi di riflessione sono costituiti
dai temi oggetto di confronto, e dalla lista dei partecipanti,
informazioni che vengono diffuse a ridosso dell’incontro: si tratta di
questioni politico economiche
che, almeno idealmente, non dovrebbero coinvolgere in modo così
riservato e ravvicinato politica e multinazionali, per non parlare dei
giornalisti che rinunciano a esercitare il diritto d’informazione pur di
partecipare a questo incontro.
Al momento sono disponibili solo i comunicati relativi all’incontro
del 2017, sebbene manchino poche settimane all’incontro che vedrà
riunito il Bilderberg in Italia, probabilmente a Venezia. I temi toccati
dalle discussioni erano stati di assoluto interesse pubblico: “La
direzione dell’Ue”, “
La globalizzazione può essere rallentata?”, “Lavoro, reddito e aspettative deluse”, “La Russia nell’ordine internazionale”.
Sul fronte dei partecipanti è possibile farsi un’idea sul
posizionamento del Gruppo, visto che nessuno degli invitati del 2017
vedeva esponenti provenienti dalla Russia. A discorrere di questi temi,
tuttavia, erano presenti grossi nomi del business internazionale: il
presidente di
FCA John Elkann,
il ceo di Ryanair Michal O’Leary, il presidente dell’ING Ralph Hamers,
il ceo di Axa Thomas Buberl, solo per citarne alcuni. Per l’Italia erano
presenti anche noti giornalisti come Lilli Gruber (membro dello
Steering Committee del Bilderberg), Beppe Severgnini e il direttore de
La Stampa Maurizio Molinari.
Negli anni precedenti, altri temi discussi nel Bilderberg sono stati: “
Esiste la privacy?”,
“Grandi cambiamenti nella tecnologia e nel lavoro”, “Il futuro della
democrazia e la trappola della classe media” (tutti trattati nel 2014); e
ancora: “Lavoro, diritti e debito” (2013), “Il futuro della democrazia
nel mondo sviluppato” (2012), “Un euro sostenibile: implicazioni per le
economie europee” (2012).
Dato il tono generico delle questioni, non si può che speculare sulla
direzione che possono aver preso le discussioni. Di certo, però,
l’assenza di invitati provenienti dalla società civile (assenti i
sindacati, di esponenti di organizzazioni nate dal basso o di politici
non mainstream) lascia il forte sospetto che
espressione del Bilderberg sia una ben precisa élite che, annualmente, si confronta al suo interno, mantenendo il massimo riserbo