giovedì 10 settembre 2015

Putin cambia le carte in tavola

La realtà è che la Russia stringe il cerchio intorno all’ISIS, che invece viene sostenuto da Obama. È una vera e propria mobilitazione da parte della Russia in difesa della Siria: chi lo nega, mente consapevolmente. Putin deve intervenire: il modo più efficace per distruggere lo ‘Stato Islamico’ sarebbe quello di un attacco aereo.
Non lasciatevi confondere. Obama viene colpito al fianco e i suoi amici tagliagole dell’ISIS verranno identificati e colpiti. Non può farci niente. È inutile girarci intorno, Putin è costretto a questa azione dalla situazione strategica che si è creata.
Anche il governo turco è nei guai, è nei guai tutto l’asse turco-saudita. I russi hanno fatto sapere ai turchi che il prolungato sforzo di Erdoğan (e di Obama) di rovesciare Assad costituisce una strategica provocazione diretta della Russia. Vi saranno forze, in Turchia, che cominceranno a mobilitarsi contro il primo ministro.
Putin sa perfettamente che cosa bolle in pentola in Ucraina. Sa che Obama preme per uno scontro con la Russia. Tiene tutto questo in considerazione. Non è una situazione in cui si possa giudicare tramite delle deduzioni. Putin ha intrapreso un percorso necessario. Non ne conosciamo i tempi e le modalità; potrebbe avere uno sviluppo immediato.
Si tratta di un’azione sul fianco, per la difesa decisiva del legittimo governo della Siria e per l’integrità dello Stato siriano.
Allo stesso tempo, le celebrazioni a Pechino del 70esimo anniversario della vittoria della Seconda guerra mondiale, con una parata militare senza precedenti, hanno dimostrato la consapevolezza della Cina dei piani di guerra di Obama. La Cina sta con la Russia.
Nell’ambito di questo quadro strategico la questione dei migranti va posta in modo differente, dice Lyndon LaRouche: si tratta di un genocidio di massa, espressamente voluto. Chi si macchia di questo genocidio sono le stesse persone che non attaccano Obama per aver assassinato Gheddafi, o per l’insabbiamento dello scandalo sull’assassinio dell’ambasciatore americano a Bengasi, in Libia, e di tre funzionari americani. Ecco la vera questione.
All’epoca dell’assassinio di Gheddafi, nell’ottobre 2011, Lyndon LaRouche disse che si trattava di un segnale dell’intenzione dell’Impero Britannico di provocare la guerra generale. Anche ciò, ora, è innegabile.
Il genocidio di massa dei rifugiati interessa varie regioni. Il Mediterraneo, il confine tra Turchia e Grecia, l’Europa, l’Africa. Obama è il principale promotore di questa operazione delittuosa.
L’intenzione di uccidere in massa è implicita nelle azioni del Presidente del “Yes we can”. Chiunque facesse quel che fa, avrebbe un’intenzione implicita di questo tipo. Obama si attiene alle sue intenzioni.
Sono le sue azioni ad avere l’effetto del genocidio. Si tratta di un modello che sta seguendo, e non soltanto del suo effetto. Obama ha fatto quello che ha fatto. È colpevole di un crimine in Africa settentrionale, e non è ancora stato processato. Il crimine è accaduto ed è ancora in atto. Ora tutto questo viene a galla. Le sue menzogne e i suoi crimini (la morte dell’ambasciatore americano e dei funzionari americani).
È un assassino di funzionari americani. Ecco il problema che Hillary Clinton si trova ad affrontare e su cui potrebbe dire molto.

mercoledì 9 settembre 2015

La soluzione al problema dei profughi? Non interferire negli affari di altri paesi.

Gli stessi governi che hanno creato il problema pensano di avere il diritto di dirci come risolverlo
L'Europa sta affrontando una delle peggiori crisi degli ultimi decenni, scrive Ron Paul sul giornale online del suo Istituto La scorsa settimana, decine di migliaia di migranti sono entrati nell'Unione europea attraverso l'Ungheria nella speranza di raggiungere la Germania.
Mentre i media si concentrano sulla tragedia umana di tante persone sradicate e costrette a viaggiare in circostanze pericolose, c'è ben poca attenzione sugli eventi che li hanno portati a lasciare i loro paesi. Certo, abbiamo tutti dei sentimenti per gli sfollati, soprattutto i bambini, ma non dimentichiamo che questa è una crisi artificiale ed è una crisi creata dai governi.
La ragione per cui così tanti fuggono da luoghi come la Siria, la Libia, l'Afghanistan e l'Iraq è che la politica estera interventista di Stati Uniti ed europei ha lasciato questi paesi destabilizzati, senza speranza di ripresa economica. Questa migrazione di massa dal Medio Oriente è il risultato diretto della politica estera neoconservatrice di "regime change".
Anche quando gli Usa hanno rovesciato con successo un regime, come in Iraq, ciò che si sono lasciati alle spalle è un paese quasi inabitabile che ricorda tanto il detto attribuito a un importante generale degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam che, discutendo il bombardamento di Ben Tre, disse : "Era necessario distruggere la città per salvarla ".
Gli europei condividono una buona dose di colpa. Francia e Regno Unito sono stati entusiasti sostenitori dell' attacco alla Libia ed erano i primi sostenitori della politica di "Assad deve andare". Assad non sarà un bravo ragazzo, ma le forze che si sono scatenate per rovesciarlo sembrano essere peggiori e molto più pericolose. Non c'è da meravigliarsi se le persone sono così disperati da decidere di lasciare la Siria.
La maggior parte di noi ha visto la foto straziante del bambino siriano che giaceva annegato su una spiaggia turca. Mentre gli interventisti stanno sfruttando questa tragedia per chiedere attacchi diretti degli Stati Uniti contro il governo siriano, il bambino fuggiva da Kobane, città curda contesa tra curdi e l'ISIS. E come sappiamo non c'era l'ISIS in Iraq o in Siria prima dell'invasione statunitense dell'Iraq nel 2003.
Come spesso accade quando c'è un contraccolpo da una cattiva politica estera, le stesse persone che hanno creato il problema pensano di avere il diritto di dirci come risolverlo senza mai ammettere le loro colpe.
Così vediamo il generale David Petraeus che offre la sua soluzione al problema in Siria: facciamo un'alleanza con Al Qaeda contro ISIS! Petraeus è stato capo della CIA, quando gli Usa hanno lanciato la loro segreta politica di cambio di regime in Siria, e lui è stato responsabile del "surge" in Iraq, che ha contribuito alla creazione di al-Qaeda e ISIS in Iraq e in Siria. L'idea che gli Stati Uniti possano salvare la loro politica disastrosa Siria stringendo un'alleanza con al-Qaeda è orribile.
Ecco la vera soluzione al problema dei profughi: smetterla di interferire negli affari di altri paesi. Abbracciate la prosperità che viene generata da una politica estera di pace, non la povertà che causa il mantenimento di un impero

martedì 8 settembre 2015

Propaganda e manipolazione di guerra

Si dice che la verità è la prima vittima della guerra. Le operazioni militari libiche e la Risoluzione 1973, che funziona come loro base giuridica, non sono un’eccezione alla regola. Queste sono presentate al pubblico come una misura necessaria per proteggere la popolazione civile contro la repressione indiscriminata per mano del colonnello Gheddafi. In realtà sono classici obiettivi imperiali. Vediamo alcuni elementi di chiarificazione. Crimini contro l’Umanità
Per dipingere un quadro nero della situazione, la stampa atlantista ha fatto credere che le centinaia di migliaia di persone che erano in fuga dalla Libia fuggissero da una strage. Le agenzie di stampa hanno riferito di migliaia di morti e hanno parlato di “crimini contro l’umanità “. La Risoluzione 1970, rivolta al Procuratore della Corte penale internazionale, indicava” attacchi diffusi e sistematici contro la popolazione civile”.
In realtà, il conflitto libico può essere letto sia in termini politici che da una prospettiva tribale. I lavoratori immigrati sono stati i primi a cadere vittima,essendo stati brutalmente costretti a lasciare il paese. Gli scontri tra i sostenitori di Gheddafi e l’insurrezione sono stati certamente sanguinosi, ma non nelle proporzioni che ci vogliono far credere. Non c’è mai stata una repressione sistematica contro la popolazione civile.
Il sostegno alla “Primavera araba”
Durante il suo discorso davanti al Consiglio di Sicurezza, il ministro degli Esteri francese Alain Juppé ha cantato le lodi della “primavera araba” in generale e dell’insurrezione libica in particolare.
Il suo discorso lirico ammantava oscure intenzioni. Juppé infatti non disse una sola parola su le repressioni sanguinose in Yemen e Bahrain, tuttavia egli ha reso omaggio al re Mohammed VI del Marocco come se fosse uno degli agenti del cambiamento rivoluzionario [ 1 ], contribuendo così a peggiorare la già disastrosa immagine della Francia nel mondo arabo, grazie al Presidente Sarkozy.
Sostegno da parte dell’Unione Africana e della Lega araba
Fin dall’inizio di questi eventi, la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno continuato a negare il fatto che questa era una guerra sponsorizzata dall’Occidente, sebbene il ministro degli Interni francese Claude Guéant ha fatto riferimento ad una “crociata” di Nicolas Sarkozy [ 2 ].
I tre paesi in questione hanno messo in gioco il presunto sostegno da parte dell’Unione Africana e della Lega Araba. In realtà, tuttavia, l’Unione Africana ha condannato la repressione e ha riconosciuto la legittimità delle rivendicazioni democratiche, ma invariabilmente si è pronunciata contro un intervento armato straniero [ 3 ].
Per quanto riguarda la Lega Araba, si deve rilevare che i suoi membri sono principalmente regimi minacciati da simili rivoluzioni. Mentre tali regimi hanno abbracciato il principio di una contro-rivoluzione occidentale – alcuni di loro anche attivamente in Bahrain,essi non possono appoggiare apertamente una guerra occidentale senza il rischio di veder aumentare i conflitti interni nelle proprie nazioni.
Il riconoscimento del Consiglio nazionale di transizione libico
Ci sono tre regioni ribelli in Libia. A Bengasi è stato costituito un Consiglio nazionale di transizione che poi si è fuso con un governo provvisorio istituito dal ministro della Giustizia di Gheddafi, che adesso da il proprio sostegno ai ribelli [ 4 ]. Secondo le autorità bulgare, questo è lo stesso personaggio che ha organizzato la tortura delle infermiere bulgare e del medico palestinese che erano detenuti per un lungo periodo di tempo dal regime libico.
Riconoscendo il Consiglio nazionale di transizione libico e sollevando il suo nuovo presidente, la coalizione occidentale ha scelto i propri interlocutori e li ha imposti ai ribelli come i loro leader. Ciò ha permesso alla coalizione d’ estirpare i rivoluzionari nasseriani, khomeinisti e comunisti.
L’obiettivo della coalizione è stato quello di essere a capo di ogni iniziativa ed evitare quello che era successo in Tunisia ed Egitto, quando hanno imposto un governo legato al responsabile del Partito senza Ben Ali o di un governo Suleiman senza Mubarak, entrambi i quali sono stati alla fine spodestati dai rivoluzionari.
Embargo sulle armi
Se l’obiettivo era quello di proteggere la popolazione, l’embargo avrebbe dovuto colpire i mercenari e le armi incanalate verso il regime di Gheddafi. Invece, l’embargo è stato esteso ai ribelli per prevenire ogni possibile vittoria. Questo,quindi,significa fermare la rivoluzione.
No flight zone
Se l’obiettivo era quello di proteggere la popolazione civile, la no-fly zone sarebbe stata limitata al territorio ribelle (come è stato fatto in Iraq con il Kurdistan). Invece la restrizione riguarda l’intero territorio nazionale. In questo modo la coalizione spera di mantenere l’equilibrio di potere tra le forze sul terreno e dividere il paese in 4 aree: le 3 aree controllate dai ribelli e l’area dei fedeli a Gheddafi. Questa divisione de facto del territorio libico va di pari passo con quella in Sudan e in Costa d’Avorio, che segnano le prime tappe del “rimodellamento d’Africa”.
Congelamento dei beni
Se l’obiettivo era quello di proteggere la popolazione civile, sarebbe stato congelato solo il patrimonio personale della famiglia Gheddafi e dei dignitari del regime per impedire loro di violare l’embargo sulle armi, mentre in realtà il blocco è stato eseguito nei confronti del patrimonio dello Stato libico. La Libia – un ricco paese produttore di petrolio – possiede beni di notevoli dimensioni, parte dei quali sono investiti nella Banca del Sud, un ente dedicato al finanziamento di progetti nel Terzo Mondo.
Come sottolineato dal presidente venezuelano Hugo Chavez, il congelamento dei beni non protegge i civili. Il vero obiettivo è quello di ristabilire il monopolio della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale.
Coalizione dei volenterosi
Se l’obiettivo era quello di proteggere la popolazione civile, l’organizzazione incaricata di applicare la risoluzione 1973 avrebbe dovuto essere l’ONU. Invece, le operazioni militari sono state coordinate dalla US AfriCom e attualmente dalla NATO [ 5 ] Proprio per questo il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu era furibondo riguardo all’iniziativa francese e ha chiesto una spiegazione da parte della NATO.
Meno diplomatico, il primo ministro russo Vladimir Putin ha definito la risoluzione 1973 come ” imperfetta e inadeguata. Se uno la legge, allora diventa subito chiaro che essa autorizza chiunque ad adottare azioni contro uno stato sovrano.

lunedì 7 settembre 2015

Tutti vogliono andare a bombardare la Siria. Contro chi?

E adesso tutti vogliono andare a bombardare in Siria. L’opinione pubblica è ormai sufficientemente coinvolta, prima dall’impatto degli “orrori dell’Isis”, poi dalle immagini dei profughi siriani arrivati nel cuore dell’Europa con la foto del bambino morto su una spiaggia turca a fare da immagine-simbolo, ma anche come bulldozer mediatico per mettere a tacere ogni riluttanza e ogni capacità di discernimento. Si va a bombardare in Siria dunque, ma chi e per fare cosa? Dalle dichiarazioni ufficiali si conferma ormai che l’Isis è una solo una sorta di spauracchio a uso e consumo del consenso intorno all’intervento militare che ha come vero obiettivo la destabilizzazione finale del regime di Bashar Al Assad il quale, contrariamente ai pronostici e alla guerra civile scatenata dal paese dalle potenze occidentali e dalle petromonarchie del Golfo, negli ultimi quattro anni è riuscito a rimanere in piedi in una parte del paese.
La Francia starebbe riflettendo sull'ipotesi di compiere operazioni aeree contro lo Stato islamico in Siria, che potrebbero concretizzarsi tanto in raid aerei che in voli di ricognizione. A riferirlo è il quotidiano Le Monde, che però non ha ricevuto conferme ufficiali, ma intanto gestisce le notizie su questo fronte come una sorta di bollettino in aggiornamento, sia per quanto riguarda la Francia che la Gran Bretagnna.
L'Eliseo ha annunciato in ogni caso che il Presidente si esprimerà lunedì sulla questione nel corso della sua conferenza stampa semestrale. "L'esodo massiccio di siriani, il fallimento della coalizione nel far retrocedere l'Isis in Iraq o ancora la maggiore presenza militare russa sul campo, stanno facendo lentamente cambiare la posizione francese", scrive il quotidiano. La Francia già partecipa con alcuni aerei alle operazioni in Iraq della coalizione diretta dagli Usa contro l'Isis. Ma non vuole fare altrettanto in Siria, per non aiutare in questo modo il regime di Bashar al Assad. Parigi invece potrebbe intervenire militarmente in Siria "per questioni di sicurezza interna" e "in tutta indipendenza", avrebbe spiegato una fonte governativa al quotidiano.
Anche il governo britannico esprime l’ intenzione di lanciare attacchi aerei in Siria, secondo fonti ufficiali rese note dal Sunday Times. Cameron vuole ottenere il via libera del parlamento ai raid in un votazione ai primi di ottobre. Il cancelliere britannico Osborne affermato che "una Siria più stabile e in pace" si raggiunge con la lotta al "malvagio regime di Assad e ai terroristi Isis". Ad agosto, il presidente statunitense Barack Obama aveva dato l'autorizzazione alle forze Usa per compiere raid aerei in difesa dei gruppi di ribelli siriani addestrati dagli Usa nell'ambito della sua strategia anti-Isis, ma anche se ad attaccarli fossero state le forze del presidente siriano Bashar al Assad.
La risposta della Russia a questa direttiva di Washigton non si era fatta attendere. I possibili raid aerei Usa per proteggere l'opposizione siriana, secondo il Cremlino, potrebbero destabilizzare ulteriormente la situazione in Siria facendo il gioco dell'Isis. ''Mosca ha sottolineato ancora una volta che l'assistenza, tanto piu' con mezzi finanziari o tecnici all' opposizione in Siria, porta all'ulteriore destabilizzazione del Paese'', aveva dichiarato Dmitri Peskov, portavoce di Putin. ''In sostanza questo porta ad una situazione nel Paese di cui possono approfittare i terroristi del cosiddetto Stato Islamico perche' e' in questo modo che la dirigenza indebolita perde il suo potenziale per combattere l'ulteriore espansione dello Stato Islamico''.
Su questa frenesia da bombardamento, contro l’Isis ufficialmente, ma contro le forze di Assad più probabilmente, si innesta l’emergenza profughi con la decisione della Germania di aprire le porte ma solo ai rifugiati siriani. Un dettaglio che, a questo punto, si presta a interpretazioni molto diverse da quelle del diritto di asilo e dell’aiuto umanitario.
Il massiccio afflusso in Europa di rifugiati dalla Siria e dal Nord Africa rappresenta "un enorme problema", con cui bisognerà probabilmente fare i conti "per i prossimi venti anni" ha dichiarato nei giorni scorsi il generale Martin Dempsey, il capo di stato maggiore uscente delle forze armate Usa. Nella logica di Dempsey il raccordo con precedenti campagne umanitarie ai fini dell’intervento militare è quasi spontaneo. “Ricordo che il mondo si fermò e puntò gli occhi su Sarajevo“, ha aggiunto il capo di Stato maggiore. "Oggi, mentre siamo qui seduti, ci sono 60 milioni di rifugiati nel mondo, 42mila famiglie al giorno secondo le Nazioni Unite, e l’impressione è che non ci sia il livello di interesse per la situazione come accadeva invece con l’incidente di Sarajevo di venti anni fa“. “Il mio personale giudizio su questo“, ha detto Dempsey in una intervista alla Abc, “è che dobbiamo guardare a queste situazioni sia unilateralmente che con gli alleati come un problema generazionale e organizzare noi stessi e le nostre risorse a un livello sostenibile per affrontarle per i prossimi venti anni”. L'emergenza immigrati, secondo Dempsey, è stata «l'argomento più importante» discusso dai leader militari di Washington e della Nato nei loro incontri gli scorsi mesi. Dempsey ha parlato con la “libertà” che deriva dal fatto che il suo incarico scade il prossimo 1 ottobre, quando verrà sostituito al Pentagono dal generale Joseph Dunford.

domenica 6 settembre 2015

Il VDay di Pechino e la doppiezza dei media occidentali

E’ molto interessante notare come i media occidentali, a cominciare da quelli del nostro paese, abbiano trattato il grande evento della Parata del Vday a Pechino con un misto di sufficienza e di disinformazione. Nei giorni in cui la Cina svaluta la sua moneta ed in cui questi stessi media si divertono a dipingere il paese di Confucio come un gigante in affanno, soprattutto per nascondere i ben più gravi problemi europei e statunitensi, la Parata è stata raffigurata come una prova di forza, tesa anche e soprattutto a dare di Pechino l’immagine di una potenza ostile verso il mondo, una minaccia militare ben più che potenziale. Un po’ quello che è già stato fatto con l’Unione Sovietica e con la Russia, le cui parate militari per ricordare e celebrare la Vittoria nella Grande Guerra Patriottica venivano dipinte come un’esibizione di muscoli funzionale a rimpiattare i gravissimi problemi interni, che ovviamente i nostri media enfatizzavano ed accrescevano oltre il senso del reale.
In questo caso, comunque, Xi Jinping ha stupito il mondo annunciando che gli effettivi dell’Esercito Popolare di Liberazione saranno tagliati di 300mila unità, come chiaro segno della volontà di pace e stabilità della Cina per il mondo. Tuttavia i nostri media non si sono lasciati cogliere impreparati, ed hanno subito posto l’accento (si pensi alla francese AFP o alla britannica BBC) sul fatto che tale riduzione di personale delle forze armate cinesi sia dovuta alla forte modernizzazione che le ha riguardate negli ultimi anni. Pertanto, in virtù del più moderno arsenale, servono meno uomini mentre le capacità offensive della Cina risultano notevolmente accresciute (e non a caso s’è menzionata la questione del Mar Cinese Meridionale, che soprattutto negli Stati Uniti viene descritta come una crisi unilateralmente provocata dalla Cina; e lo stesso discorso, ovviamente, può essere fatto anche per quanto riguarda i dissapori col Giappone di Abe).
In pratica i media occidentali hanno presentato le forze armate cinesi, che in occasione del Vday hanno celebrato la Vittoria nella Seconda Guerra Mondiale sul Patto Tripartito e la Resistenza del popolo cinese all’occupazione giapponese, come un elemento di destabilizzazione e di minaccia per il mondo, quando invece con la grande Parata del 3 settembre e con le inequivocabili parole del Presidente Xi Jinping s’era inteso esprimere l’esatto contrario.
Hua Chunying, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha chiaramente commentato tali storture dichiarando che i loro autori “o hanno perso il focus, o hanno un lato oscuro nei loro cuori”. Cosa su cui, oggettivamente, conoscendo la malafede dei media occidentali, c’è ben poco da obiettare.

venerdì 4 settembre 2015

Il costo sociale del capitalismo

Sono poche, se non nessuna, le imprese che assorbono l’intero costo delle loro operazioni. Le società scaricano molti dei loro costi sull’ambiente, sul settore pubblico e su lontane terze parti. Ad esempio, attualmente sono fuoriusciti 3 milioni di galloni di acque reflue tossiche, provenienti da una miniera del Colorado e che stanno trovando la loro strada lungo due fiumi, verso l’Utah e il lago Powell. Sono stati chiusi almeno sette sistemi idrici di città dipendenti da quei fiumi. I reflui sono stati lasciati da una azienda privata ed accidentalmente rilasciati dall’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) il che potrebbe essere o meno un insabbiamento per (le responsabilità) della miniera. Se il serbatoio di Lake Powell finisse inquinato, è probabile che il costo della miniera imposto alle terzi parti superi il valore totale della produzione della miniera lungo l’intera sua vita.
Gli economisti chiamano questi costi “costi esterni” o “costi sociali”. La miniera ha fatto i suoi profitti creando inquinanti, il costo dei quali è imposto a coloro che non avevano alcuna partecipazione agli utili.
Dato che questo è il modo in cui funziona il capitalismo regolato, si può immaginare quanto male funzionerebbe il capitalismo senza regole. Basti pensare al sistema finanziario privo di regole, le cui conseguenze stiamo ancora soffrendo con in più molto a venire.
Nonostante la massiccia evidenza del contrario, i libertari si tengono stretto al loro romantico concetto di capitalismo che, liberato da interferenze governative, serve il consumatore con i migliori prodotti ai prezzi più bassi.

I progressisti hanno la loro propria controparte al romanticismo dei libertari. I progressisti considerano il governo come il cavaliere bianco che protegge il pubblico dalla cupidigia dei capitalisti.
Se solo.
Tutti, certamente i libertari e i progressisti, dovrebbero leggere il libro di Jeffrey St. Clair Nato sotto un cattivo cielo (2008). St. Clair è uno scrittore coinvolgente ed il suo libro è gratificante a molti livelli. Se non avete mai percorso i fiumi occidentali o affrontato la sfida di rapide insidiose o non vi siete mai accampati tra zanzare e serpenti a sonagli, potete sperimentare questi aspetti della vita indirettamente con St. Clair mentre allo stesso tempo potete imparare come la corruzione nel Servizio Parchi, nel Servizio Forestale e nell’Ufficio per l’Amministrazione del Territorio risulti nel far fare soldi alle compagnie del legname, alle società minerarie e agli allevatori di bestiame saccheggiando foreste nazionali e terre pubbliche.
Le sovvenzioni pubbliche previste per minatori, tagliaboschi e allevatori sono tanto stravaganti e dannose per l’interesse pubblico quanto le sovvenzioni che Federal Reserve e Tesoro forniscono alle “banche troppo grandi per fallire”.
Progressisti e libertari hanno bisogno di leggere le affermazioni di St. Clair su come il Servizio Forestale crei strade in mezzo a foreste impraticabili per sovvenzionare l’abbattimento da parte delle compagnie del legname di boschi di vecchia crescita e la distruzione degli habitat per specie minacciate e rare. I nostri romantici hanno bisogno di imparare come terre di scarso valore vengano scambiate per terre pubbliche di valore superiore per trasferire ricchezza dal pubblico a mani private. Hanno bisogno di imparare che il permettere agli allevatori di utilizzare terreni pubblici si traduce nella distruzione dell’habitat nella distruzione degli argini e della vita acquatica. Hanno bisogno di capire che gli stessi capi delle agenzie di protezione federali sono degli operativi che lavorano per le aziende private del legname, dell’estrazione mineraria e dell’allevamento del bestiame e non per il pubblico. Gli americani di tutte le convinzioni devono capire che così come deputati e senatori sono comprati e pagati dal complesso militare e della sicurezza, da Wall Street e dalla lobby israeliana, anche loro [i capi delle agenzie federali in questione] sono di proprietà dei gruppi di interesse dell’estrazione mineraria, del legname e dell’allevamento di bestiame.
L’interesse pubblico non c’è in nessuna parte del quadro.
I due più grandi serbatoi, il lago Mead e il lago Powell, sono al 39% e al 52% della capacità. Si stanno prosciugando i grandi laghi su cui gli Stati Uniti occidentali dipendono. Ed ora il lago Powell si trova ad affrontare la ricezione di 3 milioni di galloni di acque reflue contenenti arsenico, piombo, rame, alluminio e cadmio. Anche i beni nelle pianure alluvionali dei fiumi inquinati sono in pericolo.
Gli inquinanti, che hanno colorato di arancione i fiumi, scorrevano lungo il fiume Animas da Silverton, Colorado, attraverso Durango nel fiume San Juan a Farmington, New Mexico, un fiume che sfocia nel fiume Colorado che alimenta il lago Powell ed il lago Mead.
Tutto questo danno da una miniera capitalista.
Nel novembre dello scorso anno, il deputato degli Stati Uniti Chris Stewart (Repubblicano dello Utah) ha visto approvato dalla Camera il suo disegno di legge. Stewart è un sicario per il capitalismo. Il suo disegno di legge “è stato progettato per prevenire qualificati e indipendenti scienziati dall’essere consulenti per l’Agenzia di Protezione Ambientale (EPA). Saranno sostituiti con scelte affiliate all’industria, che possono o non possono avere competenze scientifiche pertinenti, ma i cui stipendi beneficeranno nel raccontare all’EPA ciò che i loro datori di lavoro vogliono sentire”.
http://www.iflscience.com/…/epa-barred-getting-advice-scien…
Il Repubblicano Stewart dice che è una questione di bilanciare fatti scientifici con interessi industriali.
E il gioco è fatto.

giovedì 3 settembre 2015

La guerra finanziaria di Washington alla Cina: l’eclissi del dollaro

I cinesi sono in procinto di eliminare il monopolio del dollaro USA, cedendo le obbligazioni del Tesoro USA, stoccando riserve auree e aprendo banche regionali per distribuire la propria valuta nazionale. Questo darà più facile accesso ai mercati dei capitali, isolando la manipolazione finanziaria di Washington e Wall Street. Temendo l’eclissi di dollaro e sistema di Bretton Woods con l’architettura finanziaria rivale, la risposta degli Stati Uniti è un tentativo di danneggiare i mercati cinesi e rivalutare la valuta cinese. La Cina ha risposto attraverso le regole del mercato e quindi con i quantitative easing della propria moneta mantenendo bassi i prezzi dei prodotti industriali cinesi e delle esportazioni. Il quantitative easing di Pechino è una reazione alla manipolazione finanziaria di Washington e Wall Street. Inoltre, Washington non ha mai pensato che i cinesi rispondessero con il dumping dei buoni del tesoro statunitensi. Al posto dell’isteria sull’economia cinese, “il crollo imminente del dollaro dovrebbe avere sempre l’attenzione degli investitori”, avvertiva l’economista Peter Schiff. La voce di Schiff è una dei molti analisti che dicono che i discorsi su una vacillante economia cinese sono esagerati e pessimi.
La guerra finanziaria contro Cina e Russia: la guerra degli USA alla “comunità del destino”
Mentre l’architettura finanziaria mondiale è alterata da Cina e Russia, il dollaro USA viene gradualmente neutralizzato come arma preferita di Washington. Anche il monopolio del sistema di Bretton Woods di Washington, formato da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale, è messo in discussione direttamente. Anche se non costituiscono un’alternativa all’economia neoliberista, la New Development Bank (NDB) dei BRICS e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) di Pechino sfidano il sistema di Bretton Woods attraverso una struttura finanziaria rivale. L’impero degli Stati Uniti è consapevole delle mosse per creare un ordine finanziario rivale. I politici di Washington, Pentagono e Wall Street guardavano con preoccupazione al duplice vertice di BRICS e Shanghai Cooperation Organization nella città russa di Ufa. Fino a quel momento perseguivano guerre di propaganda, sui mercati energetici, finanziari, valutari ed economici in generale contro la Federazione russa. Dopo Ufa hanno esteso la guerra finanziaria ed economica alla Cina. Banche e governi dell’Unione europea esaminano l’uso della moneta nazionale cinese, renminbi/yuan, come valuta di riserva. Ciò per l’attrattiva stabilità del renminbi come valuta. Ciò preoccupa Washington e Wall Street, ed è uno dei fattori che hanno determinato l’espansione della guerra monetarie e finanziaria dalla Russia alla Cina. Utilizzando speculazione e manipolazione del mercato come arma psicologica, gli Stati Uniti lanciavano un attacco finanziario contro i cinesi. Ciò attraverso il tentativo di affondare o mandare in crash il mercato azionario cinese e colpire la fiducia degli investitori nell’economia cinese e le sue riserve. Pechino, tuttavia, ha reagito rapidamente imponendo controlli sui prelievi d’investimento. Ciò ha impedito la valanga di vendite azionarie e disinnescato la bomba finanziaria degli Stati Uniti. Mentre il prezzo del renminbi ha cominciato a salire, Pechino ha iniziato il quantitative esaing svalutando la moneta nazionale, per continuare le esportazioni. Il Congresso degli Stati Uniti e della Casa Bianca vi si oppongono nettamente, accusando i cinesi di manipolazione finanziaria e chiedendo che Pechino non regoli il valore del renminbi. Ciò che la gente della periferia di Washington vuole é che i cinesi lasciano valutare il renminbi per distruggere economia e mercato cinesi.
Il Drago cinese colpisce ancora: Pechino liquida i BOT degli USA
Spingendo la Cina, essa respinge. Il dollaro (o, più propriamente, renminbi/yuan) non si ferma con l’introduzione di norme da parte di Pechino. La Cina ha adottato misure che scuotono Wall Street e Washington è avvertita. Mentre le istituzioni finanziarie statunitensi cercano di danneggiare la fiducia degli investitori in Cina attraverso tattiche psicologiche, sostenendo che l’economia cinese rallenta e che il mercato cinese è in caduta libera, Pechino annuncia di aver acquistato 600 tonnellate di oro nel giro di un mese e la Banca Popolare Cinese si sbarazza di oltre 17 miliardi di dollari dalle riserve di valuta estera. Le riserve in valuta estera cinese, escluse le riserve in valuta estera delle Regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao, erano 371o miliardi di dollari nel maggio 2015. Sono scese a 3690 miliardi nel giugno 2015. Il sito sul mercato finanziario ZeroHedge, che segue questa evoluzione, ha spiegato ciò che accade: “Abbiamo poi messo il cambio della Cina sulle riserve valutarie assieme al totale delle partecipazioni del Tesoro USA della Cina e relativo ‘anonimo’ rivenditore off-shore di Euroclear (‘Belgio’), rilasciato dal TIC, scoprendo che il rapporto drammatico che avevamo rilevato a maggio persiste, cioè praticamente il delta delle riserve valutarie cinesi trascina via tutti i buoni del Tesoro USA detenuti dalla Cina”. Il punto principale qui è che i i buoni del Tesoro USA detenuti dalla Cina “sono venduti in modo aggressivo, per la somma di 107 miliardi di dollari, finora nel 2015”. Seguendo le transazioni finanziarie della Cina in Belgio, ZeroHedge ha effettivamente calcolato che Pechino ha mollato 143 miliardi di dollari in tre mesi. Pochi mesi dopo, ad agosto, altri 100 miliardi di dollari in titoli del Tesoro USA sono defluiti nel giro di due settimane. Il giorno dopo, il 27 agosto, Bloomberg confermava ciò che ZeroHedge aveva notato, spiegando in un rapporto: “La Banca Popolare della Cina scarica dollari e acquista yuan per sostenerne il tasso di cambio, una politica che ha ridotto di 315 miliardi di dollari le riserve valutarie negli ultimi 12 mesi. Le scorte di 3650 miliardi diminuiranno di circa 40 miliardi al mese per il resto del 2015, secondo le stime di un’indagine di Bloomberg”. Mentre Bloomberg sottolinea che i cinesi usano i dollari per acquistare la propria valuta nazionale, casualmente dice, “Strategicamente e probabilmente è intenzione della Cina trovare il momento giusto per alleggerire l’eccessivo cumulo di titoli del Tesoro USA”, citando un economista della Reorient Financial Markets Limited di Hong Kong.
L’eclisse del dollaro da parte del Renminbi cinese
Wall Street dovrebbe preoccuparsi dei problemi economici degli Stati Uniti invece di cercare di minare la Cina. Il discorso sul rallentamento dell’economia cinese è in parte distrazione. Si distoglie l’attenzione dal declino degli Stati Uniti e si rafforzano gli sforzi di Washington e Wall Street per frenare Pechino. I cinesi, tuttavia, continuano ad andare avanti imperterriti. Pechino ha scelto il Qatar come prima piazza di cambio del renminbi per i mercati dei cambi regionali in Medio Oriente e Nord Africa, nell’aprile 2015. Il nome di questo centro di cambio è Renminbi Qatar Center, ed aggirerà le strutture finanziarie USA e darà maggiore accesso a petrolio e gas naturale di Medio Oriente e Nord Africa alla Repubblica Popolare Cinese. Nonostante i desideri di Wall Street e Washington, l’Ordine Mondiale di Seta va avanti.