domenica 8 marzo 2015

Sardex e le altre monete complementari locali: una via di uscita e di sviluppo ?

La moneta complementare è una forma di pagamento che si affianca, soprattutto localmente, alla moneta di riferimento di un territorio facilitandone la circolazione di beni e servizi e quindi aumentandone la produttività.
Un caso che recentemente è salito alla ribalta è quello del Sardex. Si tratta di un circuito di credito commerciale che collega produttori e consumatori a diverso livello, permettendo uno scambio di beni e servizi. Chi entra nel circuito si impegna ad accettare il “Sardex” , la cui unità di misura base è equiparata ad un euro, come pagamento dei propri beni o servizi. La moneta è virtuale per cui il credito generato viene registrato dal sistema “Sardex” sul conto del venditore, che può a sua volta utilizzarlo per altri pagamenti.
facciamo un esempio pratico: il coltivatore “A” entra nel circui sardex, e quindi accetta 200 unità di credito come pagamento di un capo di bestiame. I 200 crediti potranno essere utilizzati per pagare il commerciante di mangimi “B”, che a sua volta lo potrà utilizzare per pagare il produttore agricolo “C” per acquistare foraggio e, magari, l’agriturismo “D” dove il commerciante va a passare un weekend.
Attualmente sono oltre 2500 le aziende sarde che accettano il Sardex, 60 milioni di valore di operazioni effettuate , di cui 30 nel 2014, e 78.000 operazioni effettuate nel circuito. Il numero inizia ad essere significativo, tanto che accordi aziendali incominciano a prevedere il pagamento di parte degli stipendi in Sardex, il che presenta una crescita delle opportunità di transazioni al dettaglio. Nel circuito Sardex risulta importante la “Circolazione” non la creazione di una massa monetaria inerte: la moneta ha senso nella sua funzione iniziale di mezzo di pagamento, in quanto la sua accumulazione non è remunerata.
A fianco del Sardex sono nate, come circuiti fratelli, il Piemex, per la regione Piemonte, appoggiato da Confcommercio, il Venex per il veneto, il Sicanex per la Sicilia, il Tibex per il Lazio ed il Linx per la Lombardia. Questi progetti sono ad un livello più arretrato rispetto al Sardex, che , tra l’altro, si è avvalso di un contributo della comunità europea. Solitamente l’accesso a questi circuiti prevede il pagamento di una quota una-tantum e di una annuale di abbonamento.
Queste monete locali complementari sono virtuali, completamente elettroniche, ma, al contrario di Bitcoin, sono gestite centralmente. Questo ne rende più semplice e chiara la gestione, ma le espone da un lato a potenziali problemi di sicurezza, dall’altro alle bizze di una legislazione e di una giurisprudenza schizofreniche ed arbitrarie. Comunque una efficace moneta complementare può essere un modo semplice per reperire nuovi mezzi finanziari ed alimentare i consumi, e , se gestita correttamente, può portare ad una vera ripresa.

venerdì 6 marzo 2015

PIL. Federconsumatori: in discesa da tre anni. Al bando ogni otttimismo.


I dati sulla situazione economica del nostro Paese diffusi oggi dall'Istat non lasciano spazio a nessuna forma di ottimismo: il Pil scende del -0,4% nel 2014. Il terzo anno consecutivo in cui si registra un calo del nostro prodotto interno lordo. Un andamento che continua ad avere ripercussioni drammatiche sulle famiglie e sull'occupazione.
Basti pensare che i consumi delle famiglie sono diminuiti, nell'ultimo triennio, per una cifra complessiva pari a circa 78 miliardi di Euro.
"Una vera e propria disfatta, che dimostra come le tante parole ed i pochi fatti avviati finora dal Governo siano ancora del tutto insufficienti a far fronte alla grave recessione a cui stiamo assistendo." - dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.
È ora di dare una svolta alla politica economica del nostro Paese: la via maestra per imprimere una nuova spinta in direzione della crescita è il rilancio dell'occupazione, da avviare attraverso la concreta realizzazione di un Piano Straordinario per il Lavoro.
Investimenti per lo sviluppo e per la ricerca, definizione di un serio programma per la valorizzazione dell'offerta turistica e la preservazione del patrimonio artistico e paesaggistico nel nostro Paese, avvio di opere do modernizzazione e realizzazione di infrastrutture, specialmente al Sud: queste sono solo alcune delle direzioni lungo le quali si potrebbe dispiegare l'azione del Governo tesa a rilanciare il mercato del lavoro e l'intero sistema economico.
Da tempo ripetiamo che, rilanciando l'occupazione, i benefici risulterebbero non solo circoscritti ai diretti interessati, che tornerebbero ad avere un posto di lavoro e a disporre di un reddito, ma sarebbero estesi in generale alle famiglie, che si trovano ora costrette a mantenere figlie e nipoti disoccupati, spesso pesando sulle spalle di genitori e nonni pensionati.
Rimettere in moto il mercato del lavoro, quindi, è indispensabile per una ripresa della domanda interna, la cui grave caduta è causa principale della forte contrazione sul piano economico che il nostro Paese sta attraversando

giovedì 5 marzo 2015

Contrordine saudita: il petrolio sarà più caro In evidenza

E adesso, che fine farà la crescita? La notizia è secca: l'Arabia Saudita, o meglio la sua compagnia petrolifera Saudi Aramco, ha comunicato ieri ai propri clienti che il listino dei prezzi aumenterà da aprile di un dollaro e spiccioli al barile. Per le abitudini del mercato l'aumento, che potrebbe sembrare poca cosa (il Brent in questi giorni è quotato poco sopra i 60 dollari), si tratta di una sferzata netta: qui, infatti, gli aumenti o i ribassi si calcolano in genere con i centesimi.
Insomma: i sauditi hanno deciso che è ora che il prezzo risalga. E anche abbastanza in fretta. Un'inversione di tendenza brusca, anche se in qualche modo annunciata dal costante rialzo dei prezzi internazionali nell'ultimo mese.
Non è una notizia da poco. Il basso prezzo dell'energia era infatti tra gli argomenti principali, insieme alla relativa svalutazione dell'euro nei confronti del dollaro, a favore di una possibilità di “ripresa” alle porte. Soprattutto per i paesi europei, grandi consumatori di energia importata. E soprattutto per l'Italia, che sta svendendo a passo di carica le proprie industrie più grandi e tecnologicamente all'altezza. Quel tanto di ottimismo che si era imposto in alcuni governi, e in molte redazioni, andrà ora decisamente ricalibrato. Anche perché il dollaro ha smesso di risalire, visto che la Federal Reserve appare molto indecisa sull'opportunità di far risalire i tassi di interesse (e quindi far apprezzare la moneta statunitense). A migliorare la “competitività” italiana resta dunque soltanto lo smantellamento delle tutele del lavoro, ossia un aumento dei ritmi e un calo dei salari. Ben poca cosa a confronto con le dinamiche dei prezzi petroliferi o le ragioni di cambio; o addirittura un dramma per quelle imprese, in genere medio-piccole, che lavorano quasi esclusivamente per il mercato interno.
Ma le conseguenze più importanti della decisione saudita sono decisamente geopolitiche. L'aumento del prezzo è ossigeno per molti paesi nella lista nera degli Stati Uniti (Russia, Venezuela, Iran), nonché per il settore dello shale oil, fin qui quasi esclusivamente yankee o canadese. Per recuperare il terrreno perduto, in entrambi i casi, servirà molto più di un dollaro al barile, ma l'inversione di tendenza consente di cambiare le previsioni a medio termine. E sui mercati finanziari non è cosa da sottovalutare.
In generale, insomma, è un'ottima notizia per i paesi produttori e negativa per quelli importatori. Stimola infatti “la crescita” dei primi e un rallentamento dei secondi. Tra cui noi.
A palazzo Chigi dovranno inventarsi dei nuovi tweet ottimisti. Ma lo scarto verso la realtà va aumentando. Alla fine anche i più fessi e disinformati potrebbero accorgersene...

mercoledì 4 marzo 2015

L'eredità di Fini e Giovanardi

È trascorso un anno dalla dichiarazione di “illegittimità costituzionale” della legge “Fini-Giovanardi” sulle sostanze stupefacenti, ma sono almeno 3mila le persone che ne stanno ancora patendo -in carcere- le conseguenze. Breve riepilogo: è il 12 febbraio 2014 quando la Corte Costituzionale cancella (tra gli altri) anche quell’articolo “4-bis” che, parificando le droghe “leggere” alle droghe “pesanti”, aveva elevato le pene per la detenzione delle prime: se prima la forbice andava da due a sei anni (con una multa da 5.164 euro a 77.468 euro), quella successiva -più punitiva- ammetteva pene da sei a venti anni (e multa da 26mila a 260mila euro). La logica avrebbe suggerito che, tolta la norma, venisse ridiscussa la pena. Ma questo passaggio è ancora oggi negato ad almeno 3mila persone. “Almeno”, visto che dati certi e aggiornati sui condannati potenzialmente interessati dalla rideterminazione della pena non ce ne sono da più di sette mesi: l’ultima dichiarazione sul punto del ministro della Giustizia Andrea Orlando risale infatti ai primi giorni di giugno 2014. Pochi mesi prima il Governo aveva deciso di rispondere alla sentenza della Corte Costituzionale attraverso il “decreto Lorenzin” (36/2014), sprovvisto però di alcuna misura automatica di “revisione” per i condannati, cui è rimasta come unico strumento l’“incidente di esecuzione”, cioè avanzare una richiesta formale di rideterminazione della pena. L’iniziativa legislativa dell’esecutivo vide come co-relatore il senatore di maggioranza del “Gruppo Area Popolare (Nuovo Centrodestra, Udc)” Carlo Giovanardi, padre della norma bocciata dalla Consulta. Una scelta emblematica che secondo Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia e Sociologia del diritto presso l’Università di Perugia nonché presidente dell’associazione “Società della Ragione” (www.societadellaragione.it) -che più di ogni altra si è battuta per raggiungere il traguardo storico della sentenza della Consulta sulla “Fini-Giovanardi”-, rende tutt’ora “difficile immaginare che dal punto di vista legislativo e non solo, questo esecutivo possa prendere iniziative particolarmente significative”. Tra loro, ad esempio, la convocazione di una nuova Conferenza nazionale sulle politiche antidroga, che, pur prevista dalla legge con cadenza triennale, è ferma alla quinta edizione risalente al marzo 2009 (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio competente, Carlo Giovanardi). La continuità è segnata anche dal contenuto della “Relazione sui dati relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia” a cura del Dipartimento politiche antidroga presso la presidenza del Consiglio, presentata dal ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi -referente del Governo in materia- e trasmessa alle Camere nel settembre 2014. La relazione ricalca infatti l’impostazione di tutte le precedenti -e contestate- versioni redatte quando la guida del Dipartimento era in capo a Giovanni Serpelloni (che ha lasciato nella primavera 2014), che dell’ex ministro Carlo Giovanardi ha sempre condiviso approccio e modalità in tema di droghe. Le parole “leggere” e “pesanti” non compaiono mai, a differenza di un paragrafo dedicato al “monitoraggio online dei rave party illegali” (ne sarebbero stati censiti 139 tra il 2010 e il 2014).
Non un riferimento agli effetti della normativa smentita dalla Consulta, che ha rappresentato al contrario una fonte del “flusso informativo” della Relazione riproposta al Parlamento: come se nulla fosse intervenuto.
E del resto nulla è intervenuto nell’interesse di chi sta scontando quella che la Società della Ragione, Antigone, il CNCA, la Cgil e il Forum droghe hanno definito una “pena illegittima”. Chi ha provato a intervenire, non essendo mai stato nominato il Garante nazionale dei detenuti, è stato il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Toscana, Franco Corleone: “Ho invitato tutti i colleghi garanti a inviare formalmente delle lettere ai procuratori della Repubblica per sollecitarli a esaminare gli incidenti di esecuzione, inoltrandomi successivamente notizie degli esiti. Qualche risposta c’è stata, ma nulla di straordinario purtroppo”. Tra le (poche) risposte c’è stata quella del garante istituito dal Comune di Milano, Alessandra Naldi, che all’inizio del dicembre scorso ha inviato alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano una richiesta sul modello di Corleone. “Alla data attuale -si legge nella nota di replica del 17 dicembre 2014 della Procura- sono pervenute [...] circa 51 richieste di rideterminazione della pena delle sentenze irrevocabile di condanna [...]. La Corte di Appello di Milano ha accolto tali istanze circa nel 20% dei casi ed ha rideterminato la pena delle predette sentenze”.
Il numero degli incidenti di esecuzione presentati in tutta la Lombardia è ancora oscuro, così come per il resto delle Procure del Paese. A Corleone sono arrivate altre due segnalazioni, quelle di Firenze e Napoli. “A Napoli -spiega il garante dei detenuti della Toscana- la Procura presso il Tribunale ha esaminato 233 casi di incidente di esecuzione, mentre a Firenze, che ha fatto in proprio una ricerca sui fascicoli, gli incidenti di esecuzione in materia di droga erano 400, 44 dei quali relativi alle droghe leggere. E solo in 7 casi si è proceduto alla rideterminazione della pena”.
“Purtroppo brancoliamo nel buio -racconta Stefano Anastasia-. Non possiamo che predisporre modelli preconfezionati per richiedere di avviare la procedura dell’incidente di esecuzione, affidandoli poi ai garanti, alle associazioni e ai familiari. Quello che chiediamo da tempo al Governo -prosegue- è di inviare una segnalazione puntuale alle Procure affinché si attivino autonomamente per verificare i casi da valutare e su cui decidere. E, infine, segnalare il caso agli interessati, che il più delle volte non sono nemmeno a conoscenza dell’esistenza di questo diritto, non potendo contare su una continuità di assistenza legale anche in carcere. Eppure basterebbe poco, considerando il fatto che sia il ministero della Giustizia sia l’amministrazione penitenziaria hanno tutti i nominativi dei condannati per violazione dell’articolo sulle droghe, anche leggere, e per la quale si ritrovano in carcere. Potrebbero, cioè, scrivere agli ‘utenti’ informandoli dell’avvenuto. A un anno di distanza il rischio concreto però è che quelle pene illegittime siano state in buona parte scontate, ingiustamente”.
Chi potrebbe e dovrebbe chiarire gli obiettivi del Governo è il ministro competente (Boschi), che, attraverso il suo ufficio stampa, ha però fatto sapere di non poter rispondere alle domande di Altreconomia per i “troppi impegni parlamentari e istituzionali”. La riforma della legislazione sulle droghe non è in agenda.
La Sessione speciale delle Nazioni Unite sulle droghe (UNGASS) fissata nel 2016, intanto, si avvicina e l’Italia rischia di presentarsi con un impianto normativo risalente in alcune parti al 1990 (la cosiddetta legge “Iervolino-Vassalli”). E con la consapevolezza di aver fatto scontare una pena illegittima ad “almeno” 3mila persone. ---
Una legge fuoriluogo
“Misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali”. Era questo l’incipit del decreto 272/2005 -poi convertito in legge nel febbraio 2006- da cui prese le mosse la “Fini-Giovanardi”. Il cui risultato più tangibile è stato quello di produrre detenzione: a dimostrarlo, anche nel 2014, è stata la quinta edizione del “Libro bianco” sulla normativa a cura di Fuoriluogo.it. Nel 2013 (ultima rilevazione), su 59.390 ingressi negli istituti penitenziari per ogni tipologia di reato in Italia, il 30,56% era riferibile alla “detenzione di sostanze illecite” (l’articolo 73 del D.P.R. 309/1990 riformato in senso punitivo dalla Fini-Giovanardi). Tutto ciò ha comportato che nel 2013 i ristretti per droga rappresentassero il 37,3% dell’intera popolazione detenuta. Una stretta legislativa che non ha riguardato però il grande traffico di sostanze stupefacenti (previsto all’art. 74 del D.P.R. 309/1990): erano solo 810 i detenuti per “associazione finalizzata al traffico illecito” contro gli oltre 17mila per la “sola” detenzione. Altro capitolo è quello dei Servizi per le tossicodipendenze (Sert), costretti a fare i conti con un aumento dell’utenza pari al 23% dal 2006 ad oggi, a fronte però del blocco degli operatori chiamati a farvi fronte. Per la Funzione Pubblica Cgil, infatti, la media nazionale vede 154 utenti per medico, 213 per psicologo, 148 per infermiere, 273 per assistente sociale e 300 utenti per educatore. Personale che quando è stato trasferito o pensionato è stato sostituito nel 48 % dei casi da operatori con contratti atipici.

martedì 3 marzo 2015

I dati sulla disoccupazione diffusi oggi dall'Istat sono devastanti

"I dati sulla disoccupazione diffusi oggi dall`Istat, se da un lato vedono timidi segnali di ripresa per il mese di gennaio, sono assolutamente 'devastanti' per quanto riguarda il 2014, anno che si è chiuso con un tasso record di disoccupati pari al 12,7%", commenta il Codacons in una nota.
"I numeri sull'occupazione mostrano in modo inequivocabile gli effetti dirompenti della crisi economica sul mercato del lavoro in Italia. Dal periodo pre-crisi ad oggi, infatti, tasso medio di disoccupazione è passato dal 6,1% del 2007 al 12,7% del 2014; il numero di cittadini senza occupazione è quindi più che raddoppiato nell'arco di pochi anni, passando da 1.506.000 disoccupati del 2007 ai 3.236.000 dello scorso anno, ossia 1.730.000 disoccupati in più per effetto della crisi economica".
"E dall'Istat arriva un preoccupante segnale di allarme per il sud Italia, dove il tasso di disoccupazione raggiunge il 20,7% - Questo significa che nel Mezzogiorno più di un cittadino su 5 non lavora; dati che non hanno bisogno di ulteriori commenti".

lunedì 2 marzo 2015

L'"abbaglio" dell'Isis sulle statue in gesso di Mosul e l'addomesticamento delle masse alla finzione

Media e governi preparano così le "nuove necessarie urgenti impellenti misure per la nostra sicurezza"
Dopo le minacce “Siamo al sud di Roma, prenderemo le vostre donne, il Colosseo minacciato....” con il Site, agenzia privata finanziata dall'intelligence americana e diretta da una sionista convinta che segnala, senza chiarire mai bene la fonte originale, e a catena tutti i media che riportano, è stata la volta, lo ricorderete tutti, del video dell'Isis con cui vengono distrutte quelle che nell'immaginario collettivo erano antichissime statue del museo di Mosul. E ancora tutti i giornali a riportare quel video, citando twitter, non il Site direttamente questa volta. Ma ci sono dubbi su chi l'ha fatto arrivare agli organi di informazione secondo voi?
Bene a Newsweek, Mark Altaweel, esperto dell’Istituto di archeologia alla University College of London ha spiegato un paio di giorni fa: "Il motivo per cui si sbriciolano facilmente è che sono fatte in gesso. All'interno si possono vedere delle barre di ferro, che le opere originali non hanno". E poi il direttore della missione archeologica "Terra di Ninive" e docente di archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente Antico, Daniele Morandi Bonacossi assicura che alcune statue distrutte a picconate dai guerriglieri dell'Isis a Mosul sono copie in gesso.
Come ha spiegato Mason Massy James sul suo blog: “Anche il TG5 l'ha ribadito oggi in un servizio, in cui di nuovo venivano riproposte le stesse immagini sottolineando la perdita inestimabile che il mondo ha subito al seguito di questa distruzione causata da un integralismo religioso incontrollabile, pericoloso e che "va fermato".
Peccato che pochi secondi dopo la giornalista legge un breve aggiornamento sulla notizia, roba di qualche secondo, in cui ci fa sapere che parte delle opere distrutte sono delle copie in gesso. Sì avete letto bene: copie in gesso.
Informandomi in rete poi, quella "parte di opere false", sembra essere invece praticamente la totalità, secondo gli esperti, ovvero forse una sola era una statua originale. Ma il punto è questo: solo dopo aver fatto rimbalzare a destra e sinistra su decine e decine di testate giornalistiche, siti, telegiornali, la notizia tremenda che antichissimi reperti erano stati distrutti dall'ISIS, se ne escono con: "ah a proposito, erano solo copie, passiamo allo sport".
Ebbene per i pochissimi organi di informazione che hanno riportato che le statue erano finte, la spiegazione è che “l'Isis avrebbe preso un abbaglio”. Un abbaglio. Quei terroristi in grado di utilizzare le tecniche di comunicazione e di grafica in grado di fare concorrenza ad Hollywood avrebbero preso un abbaglio sulla veridicità delle statue. Nel periodo del depistaggio di massa, lo ribadiamo, prendere un commento di un utente sconosciuto all'interno di un sito sconosciuto tra i portali jihadisti per fare i titoli di tutti i giornali e le aperture di tutti i telegiornali, o bombardare l'immaginario collettivo con l'abbattimento di quelle statue di gesso, ha come obiettivo unico quello di distogliere l'attenzione dalle riforme liberticide interne di Renzi e preparare l'opinione pubblica a “necessarie nuove misure” per la nostra sicurezza: droni americani a Sigonella, intelligence europea, l'intensificazione di Eurogendfor, la chiusura di siti internet che dovessero reputare pericolosi... Proseguiamo? La stampa è complice di tutto questo. E alla prossima minaccia che non tarderà ad arrivare, ricordate sempre che la fonte sarà il Site, al quale basta prendere a riferimento un commento di un utente sconosciuto ad un portale sconosciuto in lingua spagnola. Del resto, non serve di più a convincere chi si attesta al 73° posto per libertà di stampa nel mondo.
Non crediamo di dover aggiungere molto a questa nota di Pino Cabras:
Condivido in toto le osservazioni del blogger e scrittore che ha descritto mirabilmente questo ennesimo spettacolo, usato da qualcuno per lasciarci affidare alla protezione degli stessi che finanziano l'ISIS, intanto che ci spingono a dire che "vanno fermati" . Perché proprio di spettacolo si è trattato, con polveri, crolli, e la quasi giocosa distruzione di un ordine. La scena era cinematografica, con echi di Indiana Jones e di Totò contro Maciste, se non di qualche scena corale di Bud Spencer e Terence Hill. Cinema per dodicenni. Ma ormai il livellamento dell'informazione rende tutti dodicenni. In quei film si coglieva la finzione, con l'esotismo dei costumi di scena, le colonne e le statue che si sbriciolavano con rimbalzi e sbuffi che facevano capire che non erano pietre. Erano però immagini vive, più potenti delle parole che potevano smentirle.
Anche stavolta le smentite verbali e distratte incideranno assai meno delle immagini che si sono già impresse nella mente.
Così, ci addomesticano docilmente alla finzione, in dosi sempre più massicce. Oltre alla distrazione voluta e ottenuta di nascosto, ce ne sarà una ulteriore, altrettanto subdola. Una delle verità meno evidenti del ciclo di guerre mediorientali aperto dagli Stati Uniti, Israele e loro alleati dopo l'11/9 è il saccheggio (un commercio misto a distruzione)di reperti archeologici preziosissimi in luoghi da considerare come culle della civiltà. La galassia jihadista e le contigue operazioni coperte dei servizi segreti si finanziano - oltre che con il contrabbando di petrolio e armi e con il traffico di droga - anche convoluminosi traffici di beni archeologici, ai quali spesso i mandanti dei furti attribuiscono valori esoterici enormi. Questa storia dura da molti anni. Molte delle opere pretesamente "distrutte" orneranno palazzi assai esclusivi di mezzo mondo, con acquirenti che investiranno somme ingenti: si consumano anche queste rapine, nel grande caos che fa comodo a chi tira la volata ai falchi che si vogliono impadronire della politica mondiale.
Troppo democratici, i musei che raccontano la lunga storia dell'Umanità. Chi vuole costruire un ordine aristocratico non si limiterà a colpirci con la violenza dell'austerity. Ci colpirà anche privandoci dei luoghi di condivisione della memoria. Vuole che gli unici luoghi che contino per testimoniare un qualche ordine siano all'interno del perimetro aristocratico di tipo nuovo che emergerà dal caos. Saranno in pochi a sapere cosa fu davvero la Mesopotamia.
Caduta la polvere di gesso si vede la guerra, che non è la stessa guerra che ci viene raccontata dai media, i quali aumentano ogni giorno la percentuale del falso. Non so come facciano, ma mi pare che abbiano già superato il cento per cento, sfidando la logica e la matematica. Su masse enormi funziona.

domenica 1 marzo 2015

Isis, Grecia, Ucraina: chi muove i fili del grande spettacolo

Nel preciso momento storico che viviamo, carico di insidie e di incognite, il Grande Fratello propone essenzialmente all’attenzione della pubblica opinione trans-nazionale tre diverse emergenze: l’Isis, la crisi greca e il conflitto russo-ucraino. Tre vicende apparentemente indipendenti fra di loro, che invece si intrecciano in profondità fra i meandri del potere più invisibile e nascosto». Per Francesco Maria Toscano, stretto collaboratore di Gioele Magaldi, autore del dirompente libro “Massoni” che denuncia lo strapotere occulto delle Ur-Lodges, le superlogge internazionali dell’élite finanziaria, l’illusionismo di cui siamo vittime dipende dall’efficiente disinformazione operata dal circuito mainstream, che «veicola a getto continuo una serie impressionante di informazioni spesso in evidente contrasto fra di loro». Il sistema dominante «moltiplica all’infinito le notizie, mischiando continuamente pezzi di verità e pezzi di menzogna». Risultato: il pubblico è fuoriviato e disorientato. Paradossale: «Così come è tornata la miseria nonostante l’aumento esponenziale della capacità produttiva, allo stesso modo dilaga l’ignoranza, a dispetto dell’epidermica esplosione delle più svariate fonti divulgative».
Isis, Grecia e Ucraina: tre scenari lontani fra loro sono in apparenza. «Interpretare la storia contemporanea senza individuare con precisione i soggetti che la determinano è impresa vana e velleitaria», premette Toscano sul blog “Il Moralista”. «L’uso di Jeb Bushcategorie astratte come l’America, la Russia, la Germania, l’Europa e il fondamentalismo islamico impedisce la comprensione degli eventi». Chi è “l’Europa”? «Una divinità mitologica tardo-antica ritornata dall’Ade per tormentare i greci a distanza di qualche millennio?». Allo stesso modo, «è infantile ritenere che i diversi gruppi di potere di stanza negli Stati Uniti, o altrove, antepongano sempre e comunque gli interessi nazionali rispetto a quelli lobbistici e di parte», anche perché «le diverse cordate che influenzano i processi globali sono cosmopolite e variegate, per cui è normale scovare complicità fra soggetti che parlano formalmente in nome e per conto di istituzioni apparentemente in contrasto fra di loro».
Si racconta che Angela Merkel, rappresentante della Germania, tenga un atteggiamento duro nei confronti della Russia di Putin, accusata di portare scompiglio all’interno di una Ue che sembrerebbe muoversi sempre sotto le direttive dell’onnipotente zio d’America. Ma questa è solo «la lettura dominante dei fatti, che viene continuamente riproposta». Ma si tratta di una narrazione «falsa e marcia fin dalle fondamenta». Scrive Toscano: «Merkel e Putin, oltre a recitare di giorno la parte di quelli che garantiscono l’unità nazionale nei rispettivi paesi di provenienza, risultano entrambi affiliati presso una specifica e influente Ur-Lodge, la “Golden Eurasia”, officina latomistica specialissima che contiene al proprio interno componenti decisamente eterogenee». Se ne deduce quindi che «è in atto fra Putin e Merkel uno speculare gioco delle parti, funzionale al Putin e Merkelridimensionamento nell’area di chi, come Obama, è portavoce ed espressione di ben altre superlogge». Questo però non autorizza a concludere che Russia e Germania, fingendo di sfidarsi, potrebbero allearsi sottobanco per ridimensionare l’America.
Secondo Toscano, la “Golden Eurasia” «persegue un simile obiettivo anche e soprattutto grazie al preciso supporto di una parte di classe dirigente a stelle e strisce che spera nella prosecuzione duratura di un conflitto “a bassa intensità”». Stessi incroci invisibili nel caso dell’Isis, l’armata del terrore messa in piedi finanziando l’oscuro Abu Bakr al-Baghdadi, fatto appositamente scarcerare nel 2009 dal centro di detenzione americano di Camp Bucca, in Iraq. «Isis, ovvero Iside, dea egizia tenebrosa e inquietante, è il frutto velenoso di una particolare Ur-Lodge decisamente eretica e perversa», racconta Toscano. «Mi riferisco alla “Hathor Pentalpha”, punto di snodo di tanti guerrafondai sanguinari già visti all’opera al tempo del crollo delle Torre Gemelle». Perché Obama chiede adesso al Congresso i poteri di guerra per risolvere la pratica Isis? «Perché sa che gli eccidi commessi dal “califfo” al-Baghdadi sono propedeutici al nuovo scontro di civiltà che Jeb Bush avvierà nel malaugurato caso in cui dovesse presto ritrovarsi alla Casa Bianca».
Sempre per Toscano, inoltre, il caso Isis e il conflitto russo-ucraino si intrecciano poi con la cosiddetta “crisi greca”. «L’intransigenza della Germania, per bocca del ministro Wolfang Schäuble, “maestro venerabile” di una superloggia (la “Der Ring”) che vanta stretti rapporti con la “Hathor Pentalpha”, è finalisticamente funzionale al progressivo allontanamento della Grecia dalla sfera di influenza euro-atlantica». Persino leader “progressisti” come Renzi e Hollande «restano tuttora schierati come un sol uomo a difesa della protervia e dell’arroganza teutonica». Vi sembra normale? Toscano ricorda che anche il banchiere centrale Mario Draghi è iniziato presso la Ur-Lodge “Der Ring”. «Lo stesso Draghi che, recentemente, ha aperto le porte del Tempio a beneficio di Matteo Renzi, guadagnandosi così il subalterno appoggio del pinocchietto fiorentino che, con buona pace di Telemaco, non sbraita più contro gli euroburocrati ottusi e cattivi».